Le sanzioni per l’emissione di assegno senza provvista (art.2 L.386/90)

Emettere un assegno bancario o postale che, presentato in tempo utile, non viene pagato in tutto o in parte per difetto di provvista comporta l’applicazione della  sanzione amministrativa pecuniaria da £ 1 milione a £ 6 milioni.

Se l’importo dell’assegno e’ superiore a £ 20 milioni o nel caso di più violazioni, la sanzione amministrativa va da £ 2 milioni a £ 12 milioni.

E’ prevista, inoltre, la sanzione accessoria del divieto di emettere assegni quando l’importo dell’assegno, ovvero di piu’ assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, e’ superiore ai vecchi £ 5 milioni.

Nei casi più gravi (assegno o più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria di importo complessivo superiore a £ 100 milioni; traente che, nei 5 anni precedenti, ha commesso due o più emissioni senza autorizzazione o senza provvista per un importo superiore complessivamente a £ 20 milioni),  si applicano anche una o piu’ delle seguenti sanzioni accessorie:

a) interdizione dall’esercizio di un’attivita’ professionale o imprenditoriale;

b) interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;

c) incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Dette sanzioni non possono avere una durata inferiore a 2 mesi, nè superiore a 2 anni. Il divieto di emettere assegni bancari e postali non può avere una durata inferiore a 2 anni, ne’ superiore a 5 anni.

Come evitare le sanzioni

Per evitare di incorrere nella sanzioni previste dalla legge 386, chi ha emesso l’assegno deve effettuare il pagamento del titolo e di tutte le spese accessorie (interessi, penale, spese di protesto) entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo.

Il pagamento può essere effettuato nelle mani del portatore del titolo o presso lo stabilimento trattario (banca o posta), ovvero presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto.

La prova dell’avvenuto pagamento deve essere fornita mediante quietanza del portatore con firma autenticata ovvero, se il pagamento è avvenuto direttamente in banca (o posta), mediante l’attestazione dell’istituto.

L’iscrizione nel C.A.I. (centrale d’allarme interbancaria)

Quando sono decorsi i 60 giorni senza che il traente abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento, la banca (o l’ufficio postale) iscrive il nome del traente nel C.A.I. (Centrale d’Allarme Interbancaria).

L’iscrizione nell’archivio C.A.I. determina la revoca di ogni autorizzazione a emettere assegni. Una nuova autorizzazione non puo’ essere data prima che sia trascorso il termine di 6 mesi dall’iscrizione del nominativo nell’archivio.

La revoca comporta, inoltre, il divieto, della durata di 6 mesi, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l’iscrizione nell’archivio, anche se emessi nei limiti della provvista.

Le comunicazioni della Banca (o dell’ufficio postale)

L’iscrizione al C.A.I. deve essere preceduta da una comunicazione con cui la Banca (o l’ufficio postale) invita il traente al pagamento entro 60 giorni, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà all’iscrizione ed alla revoca di ogni autorizzazione a emettere assegni.

Nella stessa comunicazione, che va eseguita entro il 10° giorno dalla presentazione al pagamento del titolo mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, chi ha emesso l’assegno è invitato a restituire tutti i moduli di assegno in suo possesso, sempre che non abbia nel frattempo pagato.

L’iscrizione del nominativo del traente nell’archivio può avvenire solo dopo l’inutile decorso di almeno 10 giorni dalla data di ricevimento della comunicazione.

Se la comunicazione non è effettuata entro il termine di 10 giorni, la Banca (o la Posta) è tenuta al pagamento degli assegni emessi dal traente dopo tale data e fino al giorno successivo alla comunicazione, anche se manca o è insufficiente la provvista, nel limite di £ 20 milioni per ogni assegno.

Il procedimento sanzionatorio

L’applicazione delle sanzioni è di competenza del Prefetto del luogo di emissione dell’assegno.

La Banca o l’ufficio postale comunicano il mancato pagamento al pubblico ufficiale che deve levare il protesto; il pubblico ufficiale, in caso di mancato pagamento nei 60 giorni, trasmette il rapporto al prefetto che, entro 90 giorni dalla ricezione dell’informativa, notifica all’interessato gli estremi della violazione.

A questo punto l’interessato ha 30 giorni di tempo per’ presentare scritti difensivi e documenti.

Il prefetto, a questo punto, valutate anche le deduzioni difensive inviate dall’interessato, può emettere:

a) ingiunzione di pagamento della somma dovuta (con le spese);

b) ordinanza motivata di archiviazione degli atti.

La Corte di Cassazione in sezioni riuniti con sentenza 27 aprile 2006, n. 9591 ha stabilito che l’ordinanza debba essere emessa e notificata entro il termine di prescrizione di cinque anni dalla commissione della violazione, stabilito dall’art. 28 legge 689/81.

Contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento gli interessati possono proporre opposizione davanti al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione individuato a norma dell’articolo 22-bis (quindi il giudice di pace), entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento. Oppure può chiedere di poter pagare a rate secondo le modalità di cui all’art. 26 della legge 689/81.

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20 comments

  1. In riferimento alla procedura “Le sanzioni per l’emissione di assegno senza provvista (art.2 L.386/90)” ho un quesito da porre in merito alla procedura:

    Per evitare di incorrere nella sanzioni previste dalla legge 386, chi ha emesso l’assegno deve effettuare il pagamento del titolo e di tutte le spese accessorie (interessi, penale, spese di protesto) entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo.

    Il pagamento può essere effettuato nelle mani del portatore del titolo o presso lo stabilimento trattario (banca o posta), ovvero presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto.

    La prova dell’avvenuto pagamento deve essere fornita mediante quietanza del portatore con firma autenticata ovvero, se il pagamento è avvenuto direttamente in banca (o posta), mediante l’attestazione dell’istituto.

    Quesito: Se il portatore del titolo rinuncia espressamente alla penale (10%) la dichiarazione con la rinuncia alla penale ha comunque validità???

    1. Certamente. Il creditore potrebbe anche rinunciare agli interessi, ad esempio. Nella quietanza basterà riportare una formula con cui chi la rilascia dichiara di non aver null’altro a pretendere per quel titolo.

  2. Buongiorno,
    Vorrei porre una domanda:
    Se il debitore non esegue il pagamento del titolo e di tutte le spese accessorie (interessi, penale, spese di protesto) nei 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo e, al termine del proc. avviato dalla Prefettura, si vede notificare l’ordinanza ingiunzione con la quale, oltre alle sanzioni pecuniarie, gli viene inibita la facoltà di emettere assegni per due anni, ci sono possibilità di “sanare” la propria posizione. O l’interessato dovrà rassegnarsi a non emettere assegni per due anni?

    1. Salve.
      Se l’ordinanza ingiunzione non viene annullata (essa è infatti impugnabile innanzi al giudice ordinario), non ci sono più possibilità di sanare la propria posizione. Cordiali saluti

  3. La ringrazio per la risposta. Mi pare di capire comunque che, scaduti infruttuosamente i 60 giorni dal termine di presentazione del titolo, non si possa più “sanare” la propria posizione, magari dimostrando, in sede di opposizione al Giudice, di aver pagato, successivamente ai 60 giorni, l’assegno protestato con l’aggiunta degli interessi, delle penali e delle spese di protesto o, più semplicemente, indicando questa disponibilità, per la prima volta, in sede di giudizio di opposizione. Sbaglio o è così?

    1. E’ così. Nulla le vieta, comunque, di fare opposizione e chiedere la revoca almeno della sanzione accessoria. Fossi io, le darei torto, ma a volte le sentenze dei giudici di Pace riescono a stupire. Certo è che se in sede di opposizione evidenzia la sola disponibilità al pagamento (e non un effettivo pagamento, seppure fuori tempo massimo), difficilmente la spunterà e rischierà anche la condanna alle spese di giudizio.

  4. salve, non ho ben chiaro un particolare: nel caso di emissione di più assegni senza provvista nell’arco di pochi giorni (es. 3 assegni da 1000 euro cadauno emessi in 7 giorni), la sanzione amministrativa dovrà essere unica per tutti? oppure il prefetto applicherà una sanzione amm per ogni assegno ?
    grazie

    1. Salve.
      E’ prevista una sanzione per ogni assegno, quindi nel suo caso tre diverse sanzioni.
      Quando l’importo di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore a £ 5 milioni è prevista anche la sanzione accessoria del divieto di emettere assegni bancari e postali. Se superiore a 100 milioni, l’applicazione di una o più delle seguenti sanzioni: a) interdizione dall’esercizio di un’attivita’ professionale o imprenditoriale; b) interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; c) incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione. Cordiali saluti

  5. buongiorno,
    desidero porre un quesito articolato, relativo allo stesso problema, per un parere in proposito:
    nel 2006 sono stati emessi vari assegni: alcuni con difetto di provvista altri senza l’autorizzazione della banca; puntualmente per ogni titolo, è arrivata dalla Prefettura, la sanzione del divieto di emissione assegni per anni due per ogni singolo illecito; ma ognuna delle sanzioni è scattata, singolarmente, diluita nello spazio temporale degli anni 2007,2008, 2009, 2010 e 2011 in relazione alla data della sua notifica. Ora, invece, essendo l’illecito stato commesso in un periodo di tempo limitato (fine 2005 inizio 2006), appare illegittimo il sistema di irrogazione delle singole sanzioni, in quanto il modo temporale della loro applicazione punisce di fatto il trasgressore oltre ogni misura prevista e per un tempo largamente superiore ai due anni contemplati dalla legge, contrariamente a quanto sarebbe avvenuto se il lasso temporale della totalità delle notifiche fosse stato diligentemente contenuto dall’Autorità, in un periodo di tempo corrispondente a quello effettivo in cui gli illeciti sono stati commessi. Inoltre, la capacità giuridica di emettere nuvamente asegni, viene acquisita automaticamente allo spirare naturale del termine dei due anni, oppure è necessaria una specifica domanda giudiziale?
    grazie per la collaborazione
    Carlo Pasqui

    1. Salve.

      La Giurisprudenza opera un distinguo: se l’emissione di assegni senza autorizzazione e senza provvista è riconducibile ad una pluralità di azioni, pur se esecutive di un unico disegno, si applicheranno distinte sanzioni. Viceversa, se la emissione di più assegni è configurabile come conseguenza di un’unica azione (ad esempio, assegni emessi tutti nella stessa giornata), sarà possibile applicare quanto previsto dal primo comma dell’art.8 della legge n. 689 del 1981, che commina la sanzione prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo. Spetta al ricorrente, in sede di opposizione all’ordinanza prefettizia, dimostrare che ricorre l’unicità di condotta, e quindi è ipotizzabile l’applicazione della sanzione “scontata”.

      Volendo ritenere la condotta da lei prospettata come una pluralità di azioni (mi pare di capire che essa si è svolta su alcuni mesi), ritengo corretta l’applicazione di tante distinte sanzioni, una dopo l’altra. Diversamente, il sistema sanzionatorio previsto dalla legge risulterebbe inefficace e facilmente aggirabile.

      In ogni caso, decorso il termine per il quale è previsto il divieto di emissione di assegni, questo decade automaticamente.

  6. Salve,
    nel caso di orinanza ingiunzione (assegno emesso senza autorizzazione) con la sanzione accessoria del divieto ad emettere assegni per “x” mesi, si può ottenere una nuova autorizzazione? Se si, da quando (dopo sei mesi)? A chi rivolgere istanza?
    Ed ancora……
    Nel caso di mancanza di autorizzazione ad emettere assegni per precedente assegno “privo di fondi” (pagato poi regolarmente ma oltre 60 gg con tanto di quietanza), quali possibili strade sono percorribili per riottenere riabilitazione (ad emettere assegni)?
    Grazie, Antonino.

    1. Salve.
      Sul primo quesito, l’emissione di assegno senza autorizzazione comporta l’iscrizione nell’archivio tenuto dalla banca d’Italia. Per avere una nuova autorizzazione, devono decorrere almeno sei mesi, dopo i quali la banca o l’ufficio postale può stipulare nuove convenzioni con l’interessato.
      Nel secondo caso, il debitore che ha pagato l’assegno può chiedere, dopo un anno dalla levata del protesto, la riabilitazione al Presidente del Tribunale competente e successivamente inoltrare istanza di cancellazione dal Registro Informatico al Presidente della Camera di Commercio.
      cordiali saluti

  7. URGENTE!!! Mi trovo in una situazione drammatica di debiti non onorati, causa perdita posto di lavoro, sia da parte di Aziende che privati ed anche, sopratutto Equitalia. Naturalmente ho disatteso di seguire le varie procedure poichè demoralizzato. Ma di questo, se sarà possibile, ve ne riparlerò.
    Attualmente mi vivo una situazione di ricatto:due miei assegni postali, postdatati (fine Febbraio e fine Marzo) ceduti ad un fornitore senza intestazione sono stati dati in pagamento ad uno studio legale. Il primo è tornato indietro e, subito, sono stato contattato dal creditore che mi comunica che, non pagando entro LUNEDI’, il legale farà denuncia alla Procura della Repubblica ed ai Carabinieri con conseguente e immediato arresto. POSSIBILE?…Sono veramente preoccupato e intimorito…a sessantadueanni!!!…Mi aiuti per favore a capire di più e mi consigli.Oltretutto non trovo un legale a cui chiedere il libero patrocinio.Sono un uomo “finito” e sul lastrico.
    Grazie comunque dell’attenzione-

    1. Escludo senz’altro che lei rischi un arresto immediato per debiti non onorari, a meno che non abbia posto in essere condotte fraudolente particolarmente gravi. Per assegni insoluti rischia al più un pignoramento, che puó riguardare suoi immobili, beni mobili, crediti ovvero lo stipendio che eventualmente percepisce. Mi faccia sapere.

  8. circa un anno fa, per l’acquisto di una attività commerciale, ho messo nelle mani del venditore un assegno di 20.000 euro solo a titolo di garanzia se io non avessi saldato entro un certo termine quanto pattuito. Di seguito ho saldato quanto dovuto ma mi sono completamente dimenticato di chiedere la restituzione dell’assegno, che invece è stato posto all’incasso e che non è stato pagato per mancanza di provvista. Ora ho ricevuto la comunicazione della Prefettura per aver violato quanto previsto dalla legge in caso di emissione di assegni senza provvista. Cosa devo fare, atteso che il prenditore dell’assegno non ne vuole sapere di restituire l’assegno. Grazie.

    1. salve. L’assegno “a garanzia” non esiste, non è quella la funzione dell’assegno, che è, invece, uno strumento di pagamento. Questo, dunque, non può essere un motivo per evitare la sanzione della Prefettura. Al più potrebbe sostenere di aver pagato l’importo esibendo la scrittura di vendita, inviando delle memorie al prefetto, se si è ancora in termini. Per quanto riguarda la posizione del prenditore, se il totale pagamento del prezzo di vendita risulta da scrittura, non credo sia legittimato a trattenerlo e gliene può intimare la restituzione a mezzo raccomandata. Cordiali saluti

      1. Salve. Le sanzioni accessorie applicate dal Prefetto relative al divieto di emissione assegni o
        quelle più gravi (divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, di ricoprire cariche amministrative ecc.), nel caso di società a responsabilità limitata con spendita di firma, verranno applicate: 1) Alla società; 2) All’Amministratore (rappresentante legale) in carica al momento del protesto anche se non ha firmato l’assegno; 3) Al firmatario dell’assegno (ex amministratore e non più amministratore al momento del protesto assegni).
        Grazie. Cordiali saluti

      2. Salve.
        Le sanzioni di cui lei parla sono di carattere personale e vanno applicate senz’altro alla persona fisica. Ritengo che esse, in particolare, vadano a carico di chi ha emesso l’assegno, perchè a tal riguardo la legge mi pare abbastanza chiara: “chiunque emette un assegno bancario o postale…”. Dunque, è l’emittente che ne paga le conseguenze, in quanto è questi che deve preoccuparsi che, al momento di emettere l’assegno, esista una provvista adeguata a coprirne l’importo. Le ricordo, infatti, che nonostante quello che avviene nella prassi, l’assegno postdatato è irregolare, per cui ogni assegno deve considerarsi a vista. Di conseguenza, ritengo che l’emissione dello stesso debba coincidere con l’esistenza di una valida provvista. Fermo restando che l’emittente dovrà ricevere le comunicazioni previste dalla legge presso il domicilio indicato al momento della conclusione della convenzione di assegno. Cordiali saluti

  9. Salve.
    Mi è tornato indietro un assegno perchè fuori termine per il protesto,vorrei sapere se la persona che lo ha emesso verrà, decorsi i 60 giorni per la comunicazione all’autorità prefettizia,segnalato al cai,o è tenuto semplicemente a pagare una sanzione amministrativa.
    Grazie.Cordiali saluti.

    1. Salve. La risposta è sì, il suo debitore sarà segnalato al cai e gli verrà irrogata la sanzione.
      Sono due i casi in cui il traente può essere registrato al CAI: 1) emissione di assegno senza autorizzazione; 2) emissione di assegno senza provvista.
      Nel primo caso (assegno emesso senza autorizzazione), l’iscrizione avviene entro il termine di 20 giorni dal momento di presentazione dell’assegno
      per il pagamento; nel secondo caso (emissione di assegno senza provvista), una volta presentato infruttuosamente il titolo nei termini previsti dalla legge sull’Assegno (8 giorni per gli assegni pagati sullo stesso comune di emissione, 15 giorni per gli altri), indipendentemente dal fatto che venga elevato il protesto, la banca provvederà ad inviare il preavviso di revoca al traente.
      A quel punto, se l’assegno non viene pagato nel termine di 60 giorni dalla data di scadenza di presentazione del titolo (concretamente: 60+8=68 giorni dalla data di emissione per gli assegni su piazza, 60+15=75 giorni dalla data di emissione per gli assegni fuori piazza), la banca iscriverà il nominativo al CAI. Cordiali saluti

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