Mese: maggio 2011

Divisione: niente ipoteca a carico dell’assegnatario non debitore

Gentilissimo Avv. Boccia, dopo una causa durata vent’anni per l’eredità di mia nonna, il giudice nel 2007 mi ha con sorteggio assegnato un piccolo terreno. In sede di trascrizione notarile, ho scoperto che sul bene gravava ipoteca iscritta su tutta la massa ereditaria da equitalia due anni prima, per tributi non pagati da un coerede, anch’egli destinatario di un altro appezzamento di terreno. Le chiedo cortesemente di darmi un suo autorevole parere: 1 – E’ possibile che pur non dovendo nulla ad equitalia, debba trovarmi un’ipoteca senza neanche saperlo? 2 – Perchè, dopo esibizione dell’atto notarile del mio terreno, il funzionario di equitalia si ostina a non restringere l’ipoteca sul bene del debitore? 3 – Possibile che non possa vendere il mio bene finchè il debitore non estingue il suo debito? La ringrazio in anticipo per la sua squisita gentilezza e le porgo i miei cordiali saluti. Michele (email)

Gentile signor Michele, non conosco bene i termini del giudizio di divisione ereditaria, in particolare se la relativa domanda sia stata trascritta, se Equitalia abbia notificato qualche opposizione alla divisione o sia stata parte del giudizio.

Tuttavia, in linea generale, posso dire che la divisione ereditaria ha effetto retroattivo e costitutivo. Questo significa che è come se Lei fosse stato proprietario dell’immobile assegnatoLe fin dalla data di apertura della successione, e che gli altri coeredi mai siano stati proprietari di quel bene.

Nel Suo caso, quindi, il creditore (Equitalia) che ha iscritto ipoteca sulla quota di un altro coerede, e quindi anche sull’immobile che Le è successivamente toccato in sorte, dopo la divisione non ha più diritto di mantenerla, appunto perchè il debitore non è mai stato titolare di quel bene.

Dunque, salva la mia premessa su alcuni aspetti della causa, Equitalia deve senz’altro estinguere l’ipoteca posta sul Suo immobile. Ovviamente, essa avrà diritto di trasferirla sull’appezzamento andato all’altro coerede, mantenendo il grado di ipoteca che aveva con l’iscrizione sul bene assegnatoLe.

Potrà, dunque, senz’altro insistere affinchè l’ipoteca venga trasferita e, in caso di ulteriore diniego, far causa all’Equitalia perchè ciò avvenga. Eventualmente, oltre che per la cancellazione dell’ipoteca, potrà agire anche per il risarcimento dei danni qualora riesca a dimostrare, ad esempio, di aver perduto una buona occasione di vendita.

Infine, vista la durata del giudizio (venti anni), potrebbe intraprendere anche una causa per equa riparazione per irragionevole durata del processo.

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Danno da fermo tecnico: riconoscibile anche senza prova specifica

Tra i danni conseguenti ad un sinistro stradale, si annovera quello da fermo tecnico.

Si tratta del danno sofferto dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa dell’impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione.

L’orientamento prevalente, registrato sia in sede di legittimità (Cassazione civile  sez. III,  27 gennaio 2010 n. 1688) che di merito (Tribunale  Bari  sez. III, 20 settembre 2010  n. 2842;  Tribunale  Roma  sez. XIII,  03 maggio 2010 n. 9653), è quello secondo cui “è possibile la liquidazione equitativa di detto danno anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato; l’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetta a un naturale deprezzamento di valore”.

Dunque, non sarebbe necessaria una specifica prova in merito, trattandosi di un danno, come si dice, “in re ipsa“, cioè normalmente conseguenziale ad un certo evento (nel caso specifico, sinistro stradale).

Analogamente, poiché il risarcimento si estende agli oneri accessori e consequenziali, al danneggiato deve essere liquidata l’i.v.a. pagata sulle riparazioni effettuate, o ancora da effettuare, sul veicolo incidentato, salvo che abbia diritto, per l’attività svolta, al rimborso o alla detrazione dell’i.v.a. versata.

Appare doveroso, comunque, segnalare alcune pronunce di segno opposto (ad esempio, alcune della XII sezione del Tribunale di Roma): “Il danno da fermo tecnico non è sussistente “in re ipsa“, quale conseguenza automatica dell’incidente, ma necessita, per converso, di esplicita prova, che attiene tanto al profilo della inutilizzabilità del mezzo meccanico in relazione ai giorni in cui esso è stato sottratto alla disponibilità del proprietario, tanto a quello della necessità del proprietario stesso di servirsene, così che, dalla mancata sua utilizzazione, ne sia derivato un danno , quale, ad esempio, quello derivante da impossibilità allo svolgimento di un’attività lavorativa, ovvero da esigenza di far ricorso a mezzi sostitutivi”.

La NOVIT Assicurazioni è in liquidazione coatta amministrativa

La Novit Assicurazioni è stata posta in liquidazione coatta amministrativa.

Evidenziamo, come già fatto in altro nostro articolo che vi invito a leggere, che per i danni diversi da quelli derivanti dalla circolazione stradale, la polizza continua a coprire per i rischi fino al sessantesimo giorno dalla data di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale (in questo caso, fino al 29 giugno 2011).

I contratti di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per i danni conseguenti alla circolazione di veicoli a motore e natanti, invece, mantengono inalterata la loro naturale scadenza.

Di seguito riportiamo il decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale  n. 99 del 30 aprile 2011

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

DECRETO 7 aprile 2011

Revoca dell’autorizzazione all’esercizio delle attivita’ assicurative in tutti i rami e liquidazione coatta amministrativa di Novit Assicurazioni S.p.A., in Torino. Liquidazione coatta amministrativa della Sequoia Partecipazioni S.p.A., in Torino.

IL MINISTRO

DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Vista la legge 12 agosto 1982, n. 576, concernente la riforma della vigilanza assicurativa e le successive disposizioni modificative ed integrative;

Visto il decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante il Codice delle assicurazioni private (d’ora innanzi “Codice”);

Visto l’art. 245 del predetto Codice, ai sensi del quale il Ministro delle attivita’ produttive, su proposta dell’ISVAP, puo’ disporre, con decreto, la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ in tutti i rami e la liquidazione coatta amministrativa, anche quando ne sia in corso l’amministrazione straordinaria ovvero la liquidazione secondo le norme ordinarie, qualora le irregolarita’ nell’amministrazione o le violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie ovvero le perdite previste siano di eccezionale gravita’;

Visto l’art. 276 del medesimo Codice, ai sensi del quale la liquidazione coatta amministrativa della societa’ capogruppo di un gruppo assicurativo, oltre che nei casi previsti dall’art. 245, puo’ essere disposta quando le inadempienze nell’esercizio dell’attivita’ di direzione e di coordinamento per l’esecuzione delle istruzioni di vigilanza impartite dall’ISVAP siano di eccezionale gravita’;

Visto il decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, recante le disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri, con il quale e’ stato istituito il Ministero dello sviluppo economico, nonche’ le successive modifiche e integrazioni;

Visto il provvedimento ISVAP n. 2877, in data 9 febbraio 2011, avente ad oggetto, ai sensi e per gli effetti degli artt. 230 e 275 del Codice, la nomina del dott. Luciano Becchio, quale commissario per la gestione provvisoria di Novit Assicurazioni S.p.A. (d’ora innanzi “Novit”), e della controllante Sequoia Partecipazioni S.p.A. (d’ora innanzi “Sequoia”), con la conseguente sospensione delle funzioni degli organi di amministrazione e di controllo delle societa’, per la durata massima di due mesi;

Vista la lettera n. 19-11-001325, in data 31 marzo 2011, con la quale l’ISVAP, di seguito a quanto deliberato dal consiglio di amministrazione di ISVAP nella seduta del 30 marzo 2011, ha proposto al Ministro dello sviluppo economico l’adozione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 245 del Codice, del provvedimento di revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ assicurativa in tutti i rami e di liquidazione coatta amministrativa di Novit Assicurazioni S.p.A., nonche’ l’adozione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 276 del Codice, del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa di Sequoia Partecipazioni S.p.A.;

Vista, altresi’, la relazione, in data 28 marzo 2011, del Presidente dell’ISVAP, sulla cui base il consiglio ha deliberato di proporre al Ministro dello sviluppo economico l’adozione dei provvedimenti sopraspecificati, in considerazione, tra le altre, delle circostanze di seguito esposte:

1) in data 9 aprile 2011 si conclude l’attivita’ del commissario per la gestione provvisoria, che, ai sensi degli artt. 230 e 275 del Codice non puo’ avere durata superiore ai due mesi;

2) in data 24 marzo 2011, la relazione del suddetto commissario ha confermato, per Novit, la sussistenza di gravi irregolarita’ nell’amministrazione, la violazione delle disposizioni legislative ed amministrative e l’aggravamento delle perdite nonche’, per Sequoia, l’incremento della carenza di elementi costitutivi del margine di solvibilita’ corretto;

3) le gravi perdite patrimoniali di Novit alla data del 31 dicembre 2010 evidenziano la violazione delle norme sul margine di solvibilita’ e sulle attivita’ a copertura delle riserve tecniche e, conseguentemente, non consentono a Novit di soddisfare le condizioni di esercizio previste dalla disciplina assicurativa;

4) a causa della predetta grave perdita Novit non dispone del capitale minimo richiesto per lo svolgimento dell’attivita’ assicurativa;

5) la situazione sopradescritta integra i presupposti per l’adozione, a carico di Novit del provvedimento di cui all’art. 245 del Codice;

6) l’assenza di investitori interessati ad effettuare interventi di capitalizzazione di Novit e di Sequoia;

7) il gruppo Sequoia e’ composto unicamente dalla capogruppo Sequoia e da Novit e, quindi, lo stato di irregolare funzionamento di quest’ultima compromette anche la stabilita’ della predetta societa’ capogruppo;

8) al 31 dicembre 2010 Sequoia evidenzia la violazione delle norme sul possesso del margine di solvibilita’ corretto previste dalla normativa assicurativa in materia di vigilanza supplementare;

9) la situazione sopradescritta integra i presupposti per l’adozione, a carico di Sequoia, del provvedimento di cui all’art. 276 del Codice;

Ritenuto, che, alla luce delle predette, accertate circostanze, sussistono le condizioni di eccezionale gravita’ richieste dagli artt. 245 e 276 del Codice;

Ravvisata la necessita’ di procedere all’adozione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 245 del Codice, del provvedimento di revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ assicurativa in tutti i rami e di liquidazione coatta amministrativa di Novit Assicurazioni S.p.A., nonche’ all’adozione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 276 del Codice, del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa di Sequoia Partecipazioni S.p.A.;

Decreta:

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 245 del Codice e’ disposta la revoca dell’autorizzazione all’esercizio delle attivita’ in tutti i rami e la liquidazione coatta amministrativa di Novit Assicurazioni S.p.A., con sede in Torino. Ai sensi e per gli effetti dell’art. 276 del Codice e’ disposta la liquidazione coatta amministrativa di Sequoia Partecipazioni S.p.A, con sede in Torino.

Roma, 7 aprile 2011

Il Ministro: Romani

Autovelox fisso: sì in città solo su strade di scorrimento

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza del 6 aprile 2011 n.7872.

La pronuncia prende le mosse dal ricorso di un automobilista a cui era stata irrogata una sanzione amministrativa tramite l’uso dell’autovelox fisso in centro cittadino.

In sostanza, la Suprema Corte, aderendo alla tesi dell’utente della strada, ha dapprima ricordato che l’art.4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121 (coordinato con la legge di conversione 1 agosto 2002, n. 168), in tema di “Disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale” consente agli organi di polizia stradale l’installazione sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142 e 148 dello stesso codice. I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo – continua la norma – possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento (art. 2, comma 2, lettere C e D, del c.d.s.), ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2.

Orbene, secondo la Cassazione, all’interno del centro cittadino (strada urbana), la rilevazione delle infrazioni di cui agli artt. 142 e 148 c.d.s. (eccesso di velocità e sorpasso) attraverso gli speciali strumenti previsti dal predetto art.4, tra cui gli autovelox fissi, è consentita solo in presenza di specifiche caratteristiche della strada che consentano di inquadrarla nella categoria delle strade urbane di scorrimento.

Tali sono (art.2 c.d.s., comma 3) quelle che presentano le seguenti caratteristiche minime:

“strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate”.

Al di fuori di queste ipotesi, l’utilizzo nell’area urbana di una postazione fissa di autovelox è da ritenersi senz’altro contra legem, con conseguente illegittimità dell’infrazione rilevata.

Multa oltre i 200 euro? Rateazione fin da subito

Non è necessario attendere il decreto interministeriale cui fa riferimento l’ultimo comma dell’art.202-bis del codice della strada per ottenere la rateazione di sanzioni pecuniarie superiori ai 200 euro.

E’ quanto ha chiarito il Ministero dell’Interno con la circolare n.6535 del 22 aprile 2011, ritenendo applicabile anche alle sanzioni derivanti da infrazioni a norme del Codice della Strada la medesima facilitazione prevista dall’art.26 L689/81 per le somme dovute in seguito ad ordinanza ingiunzione.

Val la pena ricordare, a tal proposito, che  l’art.202-bis del codice della strada riconosce tale facoltà a chi è  titolare di un reddito imponibile  ai  fini  dell’imposta  sul  reddito  delle persone fisiche, risultante dall’ultima dichiarazione, non  superiore a euro 10.628,16. Se  l’interessato convive  con  il  coniuge  o  con  altri  familiari,  il  reddito  è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante,  e  i  limiti  di reddito di cui al periodo precedente sono elevati  di  euro  1.032,91 per ognuno dei familiari

Sull’istanza, che va presentata entro  trenta giorni  dalla  data  di contestazione  o  di notificazione della violazione, l’Amministrazione deve pronunciarsi in senso favorevole o sfavorevole entro 90 giorni, decorsi i quali senza che sia intervenuto un provvedimento la stessa si intende rigettata (silenzio-rigetto).

La presentazione  dell’istanza  implica  acquiescenza alla sanzione, con conseguente rinuncia  ad avvalersi della facoltà di ricorso al prefetto e di ricorso al giudice di pace.

Sia in caso di accoglimento che di rigetto, così come in caso di silenzio-rigetto,  il provvedimento va notificato all’interessato ed all’organo accertatore.

In caso di rigetto (o di silenzio-rigetto), l’istante ha trenta giorni per effettuare il pagamento della sanzione in misura intera, ovvero impugnare il provvedimento dinanzi al Giudice di Pace.

In caso di accoglimento della domanda, l’organo accertatore verificherà il regolare pagamento di ciascuna rata e, in caso di mancato pagamento della prima ovvero, successivamente, di due rate, il richiedente decadrà dal beneficio.

Patente sospesa: niente permesso speciale per motivi di lavoro a chi guida ubriaco o sotto l’effetto di stupefacenti

Con la circolare n.6535 del 22 aprile 2011 il Ministero dell’Interno (dipartimento per gli affari interni e territoriali) ha chiarito entro quali limiti può essere concesso lo speciale permesso di guida di tre ore per motivi di lavoro previsto per chi è stato destinatario di un provvedimento di sospensione della patente.

Oltre che alle condizioni espressamente previste dalla norma (art.218 codice della strada), e cioè l’assenza di incidente in relazione all’infrazione che ha determinato il provvedimento di sospensione della patente e la possibilità di concessione per una sola volta, il permesso in esame verrà legittimamente negato in caso di condotte aventi rilevanza penale.

Più precisamente, il riferimento è al caso di sospensione della patente conseguente a guida sotto l’influenza dell’alcool (art.186 c.d.s.) qualora  sia  stato  accertato  un valore corrispondente ad un tasso  alcolemico  superiore  a  0,8 (g/l) (ipotesi di cui alle lettere b e c del comma 2).

Al di sotto di questa soglia (fattispecie prevista dalla lettera a), è, dunque, possibile ottenere la concessione dello speciale permesso di guida.

Analogamente, la detta concessione sarà preclusa nell’ipotesi di guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti (art.187).

La soluzione interpretativa prospettata, oltre che coerente con l’impianto complessivo della legge in oggetto, caratterizzata dall’inasprimento del regime sanzionatorio nelle ipotesi di guida in statoi di alterazione psicofisica che danno luogo a responsabilità penale, trova supporto in un argomento di carattere sistematico, costituito dalla collocazione dell’art.218 nell’ambito della sezione seconda titolo sesto del codice, che disciplina le sanzioni amministrative accessorie a sanzioni amministrative pecuniarie.